I giochi di una volta
Correte, bimbi, c'è la Brigata Venerdì in TV!
Sarebbe bello dire che è uscito puntualmente un nuovo episodio, ma sapete che qua siamo assai refrattari alla continuity e odiamo, odiamo tantissimo essere prevedibili. Proprio come vecchiacci brontoloni.
E dunque accontentiamoci di dire che oggi c'è un episodio della B.V., una tantum, il primo dopo la grande fanfara di presentazione andata avanti per oltre un mese.
Questa settimana andiamo di fretta perché sono usciti due giochi molto attesi, non necessariamente dal sottoscritto, che alla fine si son rivelati onesti e hanno persino superato le aspettative.
Uno è Pragmata: quando le recensioni lo accolgono come “un bel videogioco, come quelli di una volta”, capite che mi si scioglie il cuore... occhi a cuoricino, filo di bava alla bocca, e il petto che sobbalza all'impazzata come in un cartone dei Looney Tunes.
“Un bel videogioco, come quelli di una volta” è l'epitaffio che vorrei io sulla tomba.
CAPCOM non ha mai dimenticato come si fa (a parte un breve periodo oscuro), anche perché non ha mai cacciato via i grandi maestri che da quarant'anni ci lavorano: lo dicevamo a proposito della sua direzione artistica, in Capcom hanno saputo coltivare un patrimonio di competenze interne che tanti altri editori invece continuano a sperperare sciogliendo i team dopo ogni gioco e tanti saluti.
E così perfino un titolo concepito come una palestra per nuovi talenti da formare, come questo Pragmata, sfoggia un equilibrio sapiente tra gameplay e narrazione, e soluzioni raffinatissime che possono venire solo dall'esperienza dei vecchi.
I giovani virgulti che hanno lavorato a Pragmata si sono lasciati ispirare, umilmente, dai grandi capolavori Capcom del passato, giochi spesso da bar e sicuramente assai arcade, fondati su un loop di gameplay e un chara-design solidissimi, e tutto il resto sono fronzoli ben accetti ma superflui. Certo, i protagonisti di questo gioco non imprimeranno a fuoco il loro marchio sul nostro cuore come certe creazioni di Akiman o Kinu Nishimura, ma Pragmata è comunque una bellissima sorpresa, nient'affatto scontata.
Un gioco innovativo che si lascia giocare con trastullo e soddisfazione, e che ha davvero esagerato con il path tracing stupendoci con riflessi e lucette impressionanti.
L'altro titolo è Replaced. Pixel sopraffini, ma per niente nostalgici: disegnati per gli schermi di oggi con le tecniche di oggi (e alcune se le sono proprio inventate per l'occasione). Pixel moderni, perfino futuristici, che espandono i confini delle tecniche di disegno 2D cui siamo abituati dagli anni '80. Regia, montaggio, inquadrature, parallasse, luci e ombre: tutto il repertorio del linguaggio cinematografico trasposto in pixel (grossi ma non grossissimi).
Niente a che fare con i pixel della nostra infanzia, che quasi non esistevano nemmeno.
In questo caso purtroppo pigiare i tastini dà meno soddisfazione... ma insomma, ci basta già sognare.
Ad astra
Voi credevate che scherzassimo quando vi abbiamo detto che la Brigata Venerdì avrebbe avuto storie sue, invece ecco che vediamo i nostri eroi naturalmente alle prese con una missione impossibile, che però realizzeranno. In un certo senso sono la sublimazione della paranoia ingegneresca.
L'idea di usare quantità di filo imbarazzantemente lungo, poi, in realtà è meno campata nell'aria di quanto voi possiate credere. Sapete che su FTR cerchiamo di parlare il meno possibile di guerre vere, ma uno sviluppo tecnologico certamente interessante del conflitto ucraino è quello dei droni a fibra ottica, droni che, per non essere fermati da sistemi che disturbino le frequenze radio o cellulari, viaggiano attaccati a un lunghissimo cavo in fibra ottica che stendono per venti chilometri grazie a un bel rocchettone che si portano appresso. Una soluzione all'apparenza stupida, ma che nel contesto di un conflitto, finisce con l'essere abbastanza vantaggiosa da diventare realtà.
Gli ingegneri più ingegneri e rompiballe tra voi (vi amiamo, sappiatelo) potrebbero obiettare che buoni tutti farlo con della fibra ottica, ma la Brigata Venerdì sta usando del cavo di rete, che è qualcosa di molto più prezioso, molto più complicato e ha pure della dissipazione che sognatela, su 20km. E quindi? Problemi della Brigata Venerdì. Problemi che risolveranno brillantemente. Nella maniera sbagliata.
Ora che è rientrata credo che sia doveroso dedicare un editoriale alla missione Artemis II perché le missioni spaziali sono quel pezzo di mondo reale che facciamo invece entrare molto volentieri nel mondo di FTR perché sono nerd e perché portano ottimismo. Artemis II si è avvicinata a quella che per tanti anni è diventata un assurdo tabù dell'esplorazioni spaziale, ovvero la Luna, e l'ha fatto con ambizioni enormi. La missione in sé, infatti, riguardava semplicemente un fly-by attorno al satellite, ma è il primo passo verso un tentativo di colonizzazione.
E' ben vero che siamo abituati a pensare che l'unica colonia sensata che possiamo mettere in giro sia su Marte, ma la tecnologia e la scienza ci stanno dicendo che non è poi vero che il nostro vicinissimo satellite sia da buttare via. A parte la presenza indubbia di risorse nel suo suolo, considerando quanto siamo diventati bravi a costruire cose nello spazio che possono ospitare astronauti per mesi, possiamo pensare di fare qualcosa di molto simile sul suo suolo. Nel mio personale immaginario questo è un salto epico, qualcosa che ci avvicina alla fantascienza molto più dei disegnetti dell'AI, perché la Luna, per quanto spoglia, diventerebbe una undiscovered country che darebbe una sterzata alla nostra civiltà, attualmente in una direzione non bellissima. E' vero, per considerare la possibilità che esploda realmente il fenomeno Luna devono venirci in aiuto dei vantaggi commerciali che sono tutt'oggi aleatori. Andare sulla Luna presto potrebbe essere costoso-ma-non-così-costoso però, dall'altra parte, deve esserci una reale possibilità di guadagnarci nel farlo. Lo so che vorremmo tutti che questo tipo di progetti fossero guidati solo dall'innato bisogno di conoscenza umano, ma purtroppo sarà solo innescando questo tipo di meccanismo che anche noi sognatori avremo quello che vogliamo, ovvero un altro pianeta abitato dall'essere umano. (in questo senso potreste provare a leggere la trilogia di Ian McDonald che ha diversi momenti belli e alcuni scimmiottamenti di Dune un po' meno belli, ma rimane un'opera intrigante.
Artemis II è stato un bel viaggio, anche a guardarlo da terra. Al di là degli aneddoti su cessi intasati, barattoli di Nutella e gatti di Sailor Moon è una missione che ci ha portato qualcosa di concreto, delle immagini bellissime e affascinanti, un'aura di mistero che, parlando della NASA, abbiamo tenuto a bada, ma che è innegabile abbiamo avvertito. Tutte le volte che vedo decollare una missione spaziale penso quanto possa essere schiacciante l'ansia per una persona che vi abbia lavorato. Altro che Brigata Venerdì, l'idea di mandare il proprio lavoro a centinaia di migliaia di chilometri da casa senza reali possibilità di operare correzioni e senza nemmeno poter considerare un secondo tentativo è qualcosa che penso bisogna vivere in prima persona. Che gli astronauti con sotto al culo tonnellate e tonnellate di gas incendiati debbano temere per la propria vita è qualcosa che tutti riusciamo a comprendere, ma io avrò sempre un pensiero per lo sviluppatore che sa di mandare nello spazio, inevitabilmente, anche qualche bug.
Questo editoriale aprilesco finisce. Chissà se tra i nostri lettori c'è qualcuno ancora abbastanza giovane da poter sognare di fare l'astronauta, considerando l'imbarazzante livello di ciò che scriviamo spero proprio di no, ma speriamo almeno che ci siano lettori che hanno sognato di fare gli astronauti o sono comunque riusciti a prendersi la loro fettina di spazio da studiare. Ce n'è un sacco lassù, se non fossimo impegnati ad ammazzarci a vicenda ci accorgeremmo che ce n'è per tutti.
Cymon: testi, storia, site admin“She smiles back, but it's a fact that her fear will eat her alive / Well, she got the life that she wanted, but now all she does is cry / Take what you want, take what you can / Take what you please, don't give a damn / Ask for forgiveness, never permission / Take what you want, take what you can / Take what you please, don't give a damn / It's in the blood and this is tradition”